L’idrocolonterapia

“Eh, un clisterone a ciclo continuo: me lo faccio da solo a casa! E poi, che effetti dovrei ottenere, oltre a una bella pulizia se sono un po’ stitico?”
Queste sono le obiezioni più comuni alla proposta di ricevere un tubo nel sedere per pomparci dentro acqua calda, attraverso una derivazione piccola, e lasciar fuoriuscire quella stessa acqua che trascina via le scorie interne, attraverso la derivazione più grande.
E questa è la modalità pulita, discreta e anche autogestibile (a seconda delle apparecchiature) offerta dall’idrocolonterapia moderna.
Non oso pensare cosa avrebbero obiettato i suoi aprioristici detrattori circa la modalità primordiale: sdraiati in una vasca piena d’acqua, con un singolo tubicino che ne spara dell’altra all’interno e spinge fuori gli escrementi a espandersi e galleggiare sulla superficie” Per fortuna viviamo nel ventunesimo secolo, e la tecnologia ci ha offerto sistemi decisamente più gradevoli di pulizia del colon.
Ma ci resta da sfatare l’obiezione cardine che un siffatto trattamento non si possa spingere oltre la correzione di una stitichezza. Dobbiamo pertanto disquisire un po’ di fisiologia.
La funzione prevalente del grosso intestino, altro modo per dire “colon”, è il riassorbimento di acqua. Nei tratti intestinali che stanno a monte la grande quantità di diluente ha permesso il contatto prima fra enzimi e alimento, poi fra villi e alimento digerito in modo da permetterne l’assorbimento. A questo punto però tutto quel liquido è un fattore di disturbo: le feci occupano una massa troppo grande, esercitano una pressione troppo elevata e ci costringerebbero a continue evacuazioni (proprio come avviene durante la diarrea). Riassorbire l’acqua in eccesso è dunque un’operazione biologica che ci mette al sicuro dalla necessità di avere sempre un gabinetto nelle vicinanze.
Inoltre per l’organismo quell’acqua è una preziosa risorsa da ricuperare, attraverso uno straordinario filtro selettivo che succhia dentro le molecole giuste e lascia nel lume intestinale le scorie tossiche da eliminare.
Qui sta l’utilità del nostro stravagante trattamento: in condizioni patologiche (fegato malfunzionante, alimentazione inadeguata con eccesso tossico, stitichezza con ovvio ristagno prolungato etc.) il colon può albergare grandi quantità di materiali pericolosi e, se idrosolubili, facilmente assorbibili al pari dell’acqua. Ne deriva una cascata di patologie, auto-alimentate da questo corto circuito velenoso.
La causa non sta solamente, come è ovvio, nell’auto-intossicazione; ma certo molte forme di eczema, asma, dolori reumatologici si garantiscono la perpetuità proprio grazie al permanere in circolo di veleni che, non essendo stati allontanati,  si ri-depositano sulla pelle, nei bronchi, nelle articolazioni o nei muscoli.
O nei polmoni: siamo portati a credere che l’alito cattivo (vera patologia sociale per chi ne è affetto in maniera pesante) dipenda da rigurgiti provenienti dallo stomaco, mentre il più delle volte si tratta di tossine volatili prodotte da un’alterata fermentazione intestinale che vengono assorbite dal colon, trasportate in circolo e infine emesse attraverso l’aria espirata. Certo, una buona cura di probiotici molto spesso è in grado di normalizzare la fermentazione; ma ci sono casi in cui la flora batterica putrefattiva non viene sloggiata se non da un potente e prolungato lavaggio.
Come ormai sappiamo, le cellule nervose distribuite lungo tutto il tubo digerente identificano (per quantità, numero di interconnessioni e flusso informativo dal basso in alto e viceversa) un vero e proprio cervello addominale, come ormai viene chiamato dai neurofisiologi, fortemente condizionato dai segnali provenienti dalle pareti intestinali. La distensione meccanica prodotta dall’idrocolon permette a volte di resettare i segnali (sono un italianista, ma quest’espressione anglofona è molto efficace e ormai entrata nell’uso) che disturbano la funzione neurologica autoregolativa locale, avendosene come ricaduta favorevole un miglioramento di tutte le funzioni intestinali come cattiva digestione, obesità, magrezza patologica, colon irritabile.
Ma non ci può neppure stupire, a questo punto, la constatazione che persino certi quadri di sofferenza “puramente” psichica migliorino drasticamente dopo un ciclo di lavaggi, cioè di fisiologica regolarizzazione della “mente di pancia”.
In particolare possiamo soffermarci sulle fobie ossessive, alla base delle quali molto spesso sta un conflitto legato alla fase anale dello sviluppo psichico, quella che il bambino sperimenta quando impara a gestire il proprio ano per trattenere e lasciar andare le feci a piacimento. Se in questo periodo della maturazione psichica insorgono dei conflitti (dei quali non ci occupiamo in questa sede) il circolo vizioso creatosi intorno all’operazione, di per sé innocua e salutare, del controllo sfinterico può innescare i “rituali ossessivi”. Di conseguenza la distensione meccanica prodotta dall’idrocolonterapia può interrompere questi segnali autoperpetuanti, configurandosi come una sorta di rapida psicoterapia attraverso il corpo.
Semmai, il difficile è riuscire a convincere quei poveretti che un tubo nel sedere li libererà dai loro rituali”
Recenti studi clinici dimostrano che un singolo trattamento di idrocolon può evitare i tre giorni di dieta senza scorie e di purganti catartici che i candidati alla  fibrocolonscopia si devono sorbire prima di quello sgradevole esame. Infatti sgombrare il campo dalle grosse tracce fecali che ostacolano il transito e la visione dell’apparecchio ottico maneggiato dal gastroenterologo richiede poco impegno.
Ma se il motivo non è soltanto diagnostico, l’esperienza dimostra che il trattamento va ripetuto fors’anche una decina di volte, a cadenza perlopiù settimanale. Questo perché dopo un singolo lavaggio lungo le pareti possono rimanere addossate e incollate piccole quantità di materiale, vecchio a volte persino di anni, che continuano a disturbare la funzione meccanica e a liberare gradatamente le loro tossine.
Una manipolazione sulla pancia favorisce ulteriormente il distacco delle masse incrostate, e offre al paziente l’opportunità di contribuire con le proprie mani al buon esito del trattamento.
Un tempo si paventavano le conseguenze più terrificanti: rottura del tubo intestinale, emorragie mortali e fulminee, strozzamenti di polipi e altre diavolerie, orrende manifestazioni della natura perversa e impura di quell’antro immondo. Obiezioni probabilmente preconcettuali, o comunque favorite dalle pressioni troppo elevate di lavaggio delle prime apparecchiature.
Oggi i sistemi autoregolatori di sicurezza dei moderni impianti garantiscono di non superare i 300 millibar, pressione alla quale non si possono provocare danni di sorta.

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Il testo di questa pagina
è tratto da “La malattia ha le sue buone ragioni, ma le si può far cambiare idea”.
Un tuffo negl’inciuci che l’organismo intesse per sopravvivere e stare il meglio possibile.
Un viaggio un po’ disorientante (e nel contempo rassicurante) nei meandri del funzionamento umano, fisico e psichico.

AUTORE
Mario Frusi

SPECIFICHE TECNICHE
267 pagine
Formato 21 x 15

EDITORE
Edizioni Tecniche – Graphedit

CODICE ISBN
978-88-905430-6-7

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