La malattia è una delle possibili configurazioni dello stato di salute

(F. Brunelli, Università “La Sapienza”- Roma)

Noosoma parte da questo concetto fondamentale e lo amplia

È la nostra vita intera che può orientarsi verso svariate possibili configurazioni, che non sono né statiche né definitive bensì in continua evoluzione, come tutta la nostra esistenza, e talvolta accade che (per cause e ragioni diverse) essa si orienti verso condizioni e situazioni fertili per l’instaurarsi delle patologie. La malattia quindi subentra come stato di necessità, come risposta a “forze ostinate e contrarie” che la persona sente e sperimenta su di sé quando le condizioni del Vivere, inteso come ricerca e esperienza di tutti gli elementi che generano ben-essere, non vengono rispettate. Ci ammaliamo quando il nostro essere e la nostra esistenza subiscono delle fratture. O quando accadono nella nostra vita delle esperienze del corpo e della mente che diventano memoria feconda per l’instaurarsi della malattia.
Noosoma cerca di cambiare lo sguardo e la prospettiva con cui ci si rivolge alla persona pensando alla salute più che alla malattia. Perché è possibile imparare e insegnare ad ogni individuo, ma anche alla società, a lavorare sulla consapevolezza del proprio star bene prima che si instaurino gli schemi patogenetici. Per questo Noosoma lavora prendendosi cura di tutte le dimensioni dell’essere umano che, se ben nutrite e vissute, sono i terreni su cui possono crescere e perdurare salute e benessere.
Ma quali sono le dimensioni del nostro essere che, se mal educate e mal vissute, possono esprimersi nella malattia?

In sintesi

Noosoma cerca di cambiare lo sguardo e la prospettiva con cui ci si rivolge alla persona pensando alla salute più che alla malattia: occorre imparare a lavorare sulla consapevolezza del proprio stare bene.
Modelli di comportamento, atteggiamento, carattere, stile di vita, attitudini fisiche e psico-emotive, ambiente esterno e reazioni ad esso sono tutti fattori che possono farci così male da scatenare situazioni patologiche.
Mentre il soggetto parla del proprio soffrire l’operatore “vede” l’evoluzione meccanica della sua storia patologica e già se ne fa un quadro clinico, che trova conferma nel primo contatto corporeo.

Eredità e apprendimento

Noi impariamo la nostra vita in ogni istante. Sin da quando nasciamo ogni aspetto del nostro essere è influenzato da ciò che ci circonda, da ciò che siamo stati prima di venire al mondo, e da ciò che incontriamo e assorbiamo crescendo e formandoci: cioè dal nostro apprendimento. Arriviamo alla nascita con un patrimonio genetico ma subito acquisiamo un bagaglio di modelli di comportamento, atteggiamento, carattere, stile di vita, attitudini fisiche e psico-emotive che ci portiamo dentro e che, se in contrasto con il nostro programma, possono farci così male da scatenare situazioni patologiche.

Ambiente

Ogni giorno siamo immersi in un contesto ambientale che orienta e influenza ciò che siamo e possiamo diventare, nel corpo e nella mente. Il contesto ambientale è non solo il dove si vive ma anche il come si vive e con chi si vive. Tutto, attorno e dentro di noi, può essere “inquinato” . C’è un inquinamento fisico: l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo e il cibo che ingeriamo, il rumore che ci disturba e ci assorda, i campi elettromagnetici. Ma anche un ambiente sociale e relazioni malsani possono essere un veleno per le nostre cellule allo stesso modo dell’ambiente psicologico ed esistenziale che viviamo dentro di noi.

Meccanismi reattivi

Questa è la dimensione che riguarda la neuro-emozionalità di ciascun individuo. Semplicemente: ciascun essere umano ha maturato delle specifiche e peculiari modalità di reazione agli stimoli sia esterni che interni e interiori. Queste influiscono in maniera assai importante sul modo con cui corpo e mente “lavorano” per risolvere una situazione di disagio psichico o organico.
Invariabilmente, ne derivano
-un allontanamento dai parametri che la Natura ha stabilito per noi e, di conseguenza
-la malattia, intesa proprio nel significato etimologico di mal-agire.

Da queste considerazioni deriva la diagnosi sistemica

Per esempio, mentre il soggetto parla del proprio soffrire l’operatore “vede” l’evoluzione meccanica della sua storia patologica e già se ne fa un quadro clinico, che trova conferma nel primo contatto corporeo: non necessariamente i classici passaggi medici di ispezione-percussione-auscultazione-palpazione ma, a volte, un semplice polpastrello appoggiato a premere la spinosa della vertebra cervicale che probabilmente è collegata con la genesi di quel particolare mal di testa, per chiedere subito dopo al soggetto come cambia il suo sintomo…
Oppure una domanda (anche apparentemente banale come “Cos’è cambiato nella sua vita, nella sua dieta, nel suo lavoro, nei suoi affetti, durante i due-tre mesi precedenti la comparsa di quel disturbo intestinale cronico?”) che orienti lo stesso paziente verso la comprensione dei fili conduttori della patologia.